Ungheria in rivolta. La scoperta di essere schiavi

Ungheria in rivolta. La scoperta di essere schiavi di Dario Comotti  Scarica qui file pdf. Con una legge del governo, l’orario di lavoro straordinario passa da 250 a 400 ore...

Ungheria in rivolta. La scoperta di essere schiavi

di

Dario Comotti 

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Con una legge del governo, l’orario di lavoro straordinario passa da 250 a 400 ore l’anno. Il padrone ha fino a tre anni per retribuirlo, gli operai manifestano tutti i giorni contro la legge schiavitù. Il capo del governo è Orban, il grande amico di Salvini.

C’è voluto il governo di Orbán per sentire ancora parlare di schiavitù del lavoro. Questo termine, che per i borghesi e i padroni è considerato desueto e anacronistico, è riecheggiato prepotentemente nelle proteste, portate in piazza dagli operai ungheresi contro la legge sull’aumento delle ore straordinarie voluta dal governo Orbán, quella che ora tutti chiamano:”legge schiavitù”.

Intellettuali a libro paga dei padroni, giornalisti prezzolati e mass media di tutta Europa, hanno impiegato tutta la loro forza è tutta la loro formazione intellettuale borghese per smontare l’idea che la schiavitù fosse una terminologia da cancellare completamente dal vocabolario. Un termine che queste “menti sopraffine” utilizzavano, tutt’al più, per tratteggiare fatti di mera cronaca spicciola, ma mai usato per descrivere la condizione a cui sono sottoposti gli operai nel ciclo produttivo capitalista, arrivando a cassare completamente il termine schiavitù dal linguaggio usato nelle cronache riguardanti il mondo del lavoro.

Ma ecco che improvvisamente, come uno spettro, questo termine antico riappare portentosamente nelle manifestazioni, sugli striscioni e negli slogan portati in piazza dagli operai ungheresi contro la legge della schiavitù del governo Orban e, di colpo, la scoperta della schiavitù viene riportata, descritta e amplificata dai telegiornali e da tutte le principali testate dei quotidiani europei.

Solo ora, questi ridicoli pennivendoli, si sono accorti che la schiavitù operaia esiste ed è il modo operante del lavoro di fabbrica?

Solo ora la schiavitù del lavoro occupa i titoli dei giornali?

Solo ora viene strettamente legata alla condizione del lavoro salariato?

Meglio tardi che mai, ma senza la protesta degli operai e dei lavoratori ungheresi la schiavitù sarebbe ancora un termine superato e da dimenticare.

Dall’inizio del mese di dicembre le manifestazioni di protesta degli operai e dei lavoratori, contro la legge del governo Orbán si sono moltiplicate assumendo ragguardevoli cifre in tutte le principali città ungheresi.

Questa ignobile legge porta le ore straordinarie, obbligatorie per contratto se il padrone lo pretende, dalle attuali 250 ore annuali alle 400 (tradotto un 1,30 di lavoro in più al giorno). Introducendo anche la possibilità per i padroni di pagarle dopo 3 anni. Per inciso le ore di straordinarie in Italia, per contratto se il padrone ne pretende l’utilizzo, sono 200, una condizione pesantissima per gli operai, non proprio una manna. Certamente il grande e intimo amico di Orbán, il sig. Salvini, non si farà sicuramente scappare l’occasione di adottare, per legge, l’innalzamento delle ore straordinarie, visto che la politica prevalente di questi due “statisti” ha già una perfetta comunanza di idee, una su tutte la legge liberticida riguardante il respingimento degli immigrati.

Migliaia di manifestanti operai, di lavoratori e di studenti stanno protestato quotidianamente in modo duro e determinato, contro questa legge infame. Il governo del populista e nazionalista Orbán, per tentare di aumentare ancora di più il Pil, che ora sta viaggiando verso il 4,4%, con una disoccupazione attorno al 3,7%, sta perseguendo l’obbiettivo di contrarre sempre di più il costo della manodopera operaia e nel contempo aumentarne la produttività, con l’obbiettivo di attirare industrie tedesche, francesi e italiane che potrebbero essere attratte dai bassi salari e dall’aumento delle ore di lavoro. È con questo provvedimento antioperaio che Orbán vuole garantire ai padroni il massimo utilizzo della forza-lavoro operaia, che con la sua legge può tranquillamente superare le otto ore giornaliere e di fatto riporta la giornata lavorativa normale oltre questa soglia storica. Se si aggiunge il fatto che il pagamento delle ore straordinarie può avvenire dopo 3 anni o non avvenire affatto, se l’operaio viene licenziato o si licenzia, il furto del plusvalore operato dai padroni diventa di proporzioni immani.

Le manifestazioni, seppur numerose fino ad ora non hanno fermato l’introduzione di questa legge, e ora tutto è nelle mani degli operai che hanno un’unica soluzione per bloccare Orbán e le sue leggi contro gli operai ed i lavoratori, l’organizzazione degli scioperi fabbrica per fabbrica bloccando completamente la produzione. Questa è l’unica soluzione che farà ritirare la “legge della schiavitù”.

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