LEGITTIMA DIFESA PER GLI OPERAI

Legittima difesa per gli operai di  Enzo Acerenza Scarica qui articolo in pdf. Legittima difesa per tutti, fuorché per gli operai,  se muoiono sul lavoro non è un assassinio ma solo un...

Legittima difesa per gli operai

di 

Enzo Acerenza

Scarica qui articolo in pdf.

Legittima difesa per tutti, fuorché per gli operai, 
se muoiono sul lavoro non è un assassinio
ma solo un incidente sul lavoro.
 

Questa è una società maledetta, vive e vegeta sulla mistificazione. In parlamento, fra le forze di governo si sta discutendo da mesi sul decreto sicurezza. Il decreto è quasi pronto e verrà votato nei prossimi giorni. Affronta, dicono, il problema della sicurezza dei cittadini di fronte ai piccoli furti, alla intrusione di estranei nella proprietà privata, contro le occupazioni, l’accattonaggio, per tener lontani i poveri, gli emigranti. Mentre questi cialtroni si affrontano e confrontano sulla definizione dei mezzi necessari per rassicurare i loro sostenitori, una parte di cittadini, gli operai, vengono uccisi “incidentalmente” lavorando, quasi quattro al giorno. Muoiono di giorno e di notte, nel fango, avvelenati nelle cisterne, schiacciati da macchinari mentre lavorano sotto il comando di un padrone, di un capetto, per ordine di un manager che sta a letto al caldo. Una congrega sociale, questa, alle quali interessa che il lavoro venga svolto nei tempi più brevi, con risparmio di mezzi e di uomini, all’infuori e oltre le misure di sicurezza: è il prodotto del lavoro di questi schiavi che porta il profitto e la sicurezza è un costo da comprimere con ogni mezzo. Una cosa è lampante, il decreto sicurezza non sfiorerà la sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli operai sono cittadini che non sono degni di attenzione come operai.  La loro sicurezza si ferma al fatto che nessuno li disturbi chiedendo l’elemosina, che non ci siano troppi immigrati in giro. Il fatto che rischiano la pelle tutti i giorni per portare a casa la pagnotta non rientra più nella categoria sicurezza ma in quella degli incidenti inevitabili. Anche quando diventa una vera e propria strage, come si è manifestata in questi anni, si sceglie la strada di fare di ogni caso di omicidio sul lavoro un caso isolato che finisce nelle mani di un magistrato, che indagherà a fondo, senza trovare mai il padrone come primo responsabile. Di fronte a tanti assassini veri e propri chiunque si sarebbe reso conto che la legislazione vigente sulla sicurezza sul lavoro non vale niente, sono solo fogli di carta per scaricare da un ufficio all’altro le responsabilità e lasciare sempre spazio agli illusi che rivendicano l’applicazione della legge come la soluzione del problema delle stragi operaie. Quanto diventa insopportabile l’ipocrisia della campagna sulla sicurezza sociale che il signor Salvini e il suo socio Di Maio mettono in atto mentre una parte di cittadini è costretta a vendere le proprie braccia al padrone e non sa se tornerà a casa. Un parlamento vigliacco che vota un decreto sicurezza nello stesso momento che, per mancanza di sicurezza, i telegiornali danno l’ennesima notizia di operai morti sul lavoro, a centinaia dall’inizio dell’anno.

Allora, come operai vogliamo per noi una legge sulla legittima difesa, una legge che permetta di rifiutarci di lavorare appena ci rendiamo conto della mancanza delle norme di sicurezza, una legge che ci metta al riparo da qualunque ricatto o ritorsione del padrone, anzi una legge che punisca immediatamente il padrone che fa lavorare i suoi schiavi, in luoghi pericolosi e con mezzi di produzione fuori norma. Rivendichiamo la legittima difesa, è così di moda per gli sceriffi del governo che non deve far scandalo se la chiediamo anche per noi e fino alle estreme conseguenze “se il padrone o chi per esso ci spinge a lavorare in condizioni di pericolosità è nostro diritto difenderci con ogni mezzo possibile”. È troppo? Ma se si vuol introdurre per legge il diritto di sparare ad un ladro di polli che si introduce in casa per rubare qualcosa, e giustificare il suo eventuale assassinio come legittima difesa? Non eserciterebbero, allo stesso modo, la legittima difesa anche gli operai reagendo alle imposizioni del padrone che li spinge a morire in buche di fango, a salire su piattaforme marce, a essere schiacciati da un treno in una notte nebbiosa della Lombardia? Abbiamo fatto fino a qui un’esercitazione di logica provocatoria ma non è campata per aria, ci è chiaro che in questo sistema nessuna legge di difesa della pelle degli operai sarà efficace, che nessun padrone finirà in galera vera per aver mandato alla morte un suo operaio, che la sicurezza sociale di cui tanto si parla riguarda la sicurezza dei borghesi grandi e piccoli, non certo quella degli operai al lavoro. È altrettanto chiaro che una legittima difesa contro i padroni e il loro sistema va messa in atto se vogliamo mettere un freno a questa strage, un libro sulla rivolta dei neri negli Stati uniti degli anni sessanta si concludeva con “la prossima volta il fuoco…”

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