IL GIORNO CHE GLI OPERAI PRESERO IL POTERE

Cento anni dalla Rivoluzione russa, ognuno la racconta secondo i propri interessi di classe. I ricchi la maledicono, gli storici borghesi la reinterpretano come un colpo di stato di un...

Cento anni dalla Rivoluzione russa, ognuno la racconta secondo i propri interessi di classe. I ricchi la maledicono, gli storici borghesi la reinterpretano come un colpo di stato di un uomo, di un partito. A chi vive di nostalgia basta uno sventolio di bandiere.

Per noi è stata la presa del potere da parte degli operai.

Per l’occasione abbiamo prodotto un opuscolo di 85 pagine:

“Il giorno che gli operai presero il potere”

“Decreti attuativi della rivoluzione russa”

Qui di seguito l’introduzione che ne spiega il contenuto. L’opuscolo ha un prezzo di copertina di 2 € e avrà una distribuzione militante, ma può essere richiesta una spedizione postale inviando una mail a info@operaicontro.it

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7 novembre 1917, cento anni

Il giorno che gli operai presero il potere.

I primi decreti attuativi della rivoluzione russa.

30 ore e 40 minuti e la piramide è rovesciata.

 Per commemorare i cento anni della rivoluzione russa abbiamo scelto di mettere in evidenza i decreti attuativi che la rivoluzione produsse nel suo svolgimento. La rivoluzione fu il mezzo attraverso il quale una classe sociale, gli operai, alla testa di tutti gli sfruttati prese il potere in Russia e rovesciò la piramide sociale in un colpo solo. Non ci interessa qui analizzare la sua lunga preparazione, troppe volte ci hanno detto che la rivoluzione ha bisogno di una lunga gestazione, che non si inventa da un giorno all’altro, che bisogna aspettare il maturarsi degli eventi, abbiamo scoperto che erano tutti argomenti usati per rendere inattuale la rivoluzione, per annacquarla nei tempi lunghi. Non ci interessa nemmeno addentrarci qui nella disamina dei problemi della cosiddetta costruzione del socialismo in URSS, troppe volte la discussione su questi problemi ha messo in secondo piano la potenza della rivoluzione fino a snaturarla quasi a renderla un evento inutilizzabile, visto i risultati. Allora ci limiteremo a studiare i pochi giorni che scorrono fra la decisione di passare all’azione, la conquista del potere e i primi decreti attuativi, la formazione del governo dei commissari del popolo. Ci interessa la velocità con cui queste decisioni vennero prese, la determinazione con cui i delegati degli operai, dei soldati e del contadini di tutta la Russia osarono in poche ore rovesciare diritti millenari, leggi e consuetudini della classe dominante, della borghesia, per spazzarla via ed instaurare un nuovo ordine sociale.

 Iniziamo dal 6 novembre del calendario occidentale. Lettera ai membri del Comitato Centrale bolscevico di Lenin. Poche righe scritte la sera del 6 novembre: “ogni ritardo dell’insurrezione è veramente uguale alla morte”

7 novembre ore 10. Ai cittadini di Russia, il Comitato militare rivoluzionario presso il Consiglio dei deputati operai e soldati annuncia “il governo provvisorio è stato abbattuto”. Nella notte fra il 6 e il 7 l’azione armata.

Ore 14 e 35. Seduta del Consiglio dei deputati operai e soldati di Pietrogrado. Rapporto sui compiti del potere dei consigli. Risoluzione “La rivoluzione operaia e contadina …. si è compiuta”.

Ore 22 e 45. Si apre il II Congresso dei consigli dei deputati operaie soldati di tutta la Russia. 649 delegati rappresentanti di 318 consiglidelle province. “Agli operai, ai soldati ed ai contadini” …“Il congresso statuisce: tutto il potere in tutte le località passa ai consigli …”

 8 novembre. Relazione sulla pace, viene letta la dichiarazione proposta da Lenin che diventerà il “Decreto sulla pace”. Discorso di chiusura sulla relazione. Rapporto sulla questione della terra. Decreto sulla terra. Mandato contadino sulla terra.

 9 novembre. Decreto sulla formazione del governo operaio e contadino che si chiamerà “Consiglio dei commissari del popolo”.

 Alle 5.25 del 9 novembre si chiude il II Congresso. In 30 ore e 40minuti di lavoro assembleare il nuovo potere degli operai, dei soldati e dei contadini decide di uscire dalla guerra imperialista, la pace immediata, di abolire la proprietà fondiaria senza indennizzo, di instaurare il controllo operaio sulla produzione. Le decisioni del Congresso vengono fatte conoscere a tutti i consigli locali che inizieranno ad applicarle. Il decreto sulla formazione del governo operaio e contadino compare in giornata sul quotidiano della sera “L’operaio e il Soldato”.

 Due giorni dopo, l’11 novembre, riunione dei rappresentanti dei reggimenti della guarnigione di Pietrogrado, convocata dal Comitato militare rivoluzionario. Il problema è la difesa della città dalle forze della controrivoluzione. Tre brevi interventi, il primo un rapporto sulla situazione “la questione politica è strettamente legata a quella militare…” Il secondo sull’armamento dei reparti “il tempo della grande disorganizzazione è finito…” Il terzo sulla questione del ristabilimento dell’ordine nella città “armamento generale del popolo e la soppressione dell’esercito permanente…”

 12 novembre. Lenin parla alla radio come Presidente del governo degli operai e dei contadini, l’attacco della controrivoluzione a Pietrogrado è in atto, il governo dei consigli è pronto ad agire “non si fermerà di fronte a misure implacabili per schiacciare il nuovo attacco di Kornilov e Kerenski”.

 Negli stessi giorni, fra l’8 e il 13 novembre, viene redatto il progetto di regolamento del controllo operaio che viene pubblicato nella Pravda il 16 novembre. Il progetto si trasforma in legge, votata il 14 novembre dal Comitato Centrale Esecutivo, organismo eletto al secondo Congresso dei consigli di tutta la Russia composto da 101 membri. Al punto 8, “le decisioni degli organi del controllo operaio sono obbligatorie per il proprietario delle imprese…”, anche il potere in fabbrica è passato di mano.

 Due mesi e quindici giorni dopo, il calcolo è di Lenin, al III Congresso dei consigli degli operai, soldati e contadini, 23-31 gennaio1918, troviamo il rapporto sull’attività del governo dei commissari del popolo. Il rapporto si apre rivendicando la continuità storica dei tentativi degli operai di conquistare e tenere il potere: “due mesi e quindici giorni: sono in tutto cinque giorni di più del periodo di tempo in cui è esistito il precedente potere degli operai su tutto un paese o sugli sfruttatori e i capitalisti: il potere degli operai parigini all’epoca della Comune di Parigi del 1871”.

 Con i discorsi conclusivi al III Congresso il bilancio, a caldo, della rivoluzione, dei suoi decreti attuativi è compiuto. Ed anche la nostra rilettura di quella che fu la prima vittoriosa rivoluzione operaia. Dopo cento anni, non ci sono dubbi, la Russia è sul mercato mondiale, uno dei più potenti paesi capitalisti. Gli operai e le classi sfruttate persero il potere, il capitalismo lentamente, ma inesorabilmente, ristabilì i suoi rapporti di produzione e di scambio e una nuova borghesia emerse, trasformando il partito dei bolscevichi, i consigli da organi di rivoluzione sociale in strumenti di potere del capitale sul lavoro. E allora?

 Forse come operai non dovevamo dare l’assalto al Palazzo d’Inverno? Non dovevamo andare negli uffici dei padroni e buttarli fuori dopo che il nostro governo, quello degli operai e dei contadini, aveva decretato che la nostra parola valeva più della loro?

Nelle campagne non dovevamo, come contadini poveri, impossessarci delle terre dei latifondisti? Non dovevamo dire ai preti che le loro proprietà erano confiscate? Non dovevamo tornare a casa dalle trincee perché come operai e contadini non volevamo più scannarci al fronte con gente come noi per la ricchezza dei rispettivi padroni?

 Non dovevamo fare una rivoluzione vedendo come ora è finita la Russia? La nostra rivoluzione, anche se la raccontano falsificandola in tutti i modi, si presenta, attraverso i suoi decreti attuativi, con una potenza mai vista. A cento anni di distanza fa ancora tanta paura.

Perché? Perché i soggetti sociali che si scontrarono sono ancora qui, ancora nemici. Perché gli uomini che assaltarono il Palazzo d’Inverno, che alzarono la mano per decretare la fine dei padroni e del loro sistema sono ancora qui, in ogni fabbrica, nelle campagne, in tutto il mondo.

Se ci sarà dato di conquistare il potere operaio la scuola della rivoluzione russa ci sarà ancora molto utile, ma ancora più utile sarà imparare come non farcelo sfilare di mano.

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