Riforma del lavoro: Gli ammortizzatori sociali

 C’è la crisi da quattro anni, molte aziende falliscono, le statistiche parlano di decine di aziende in chiusura ogni giorno. Centinaia di miglia di lavoratori vanno a casa, si stima...

 C’è la crisi da quattro anni, molte aziende falliscono, le statistiche parlano di decine di aziende in chiusura ogni giorno. Centinaia di miglia di lavoratori vanno a casa, si stima infatti una perdita di più di 300 mila posti di lavoro a causa fallimenti dal 2008. La disoccupazione ufficiale è al 10%, e quella giovanile al 30% con punte al sud del 50%.

Come interviene il governo rispetto a questo disastro sociale? Con provvedimenti che seguono una logica che ha del persecutorio: eliminare e comunque diminuire gli ammortizzatori sociali a sostegno dei disoccupati come la mobilità e la cassa integrazione straordinaria. E’ come se in presenza di una epidemia di cui non si riesce a prevedere la fine, si disponga della chiusura degli ospedali.

Entriamo nello specifico. Quali sono i punti fondamentali della riforma degli ammortizzatori sociali? Si introduce l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASPI) che va a sostituire la vecchia indennità di disoccupazione e l’indennità di mobilità. Si elimina la cassa integrazione straordinaria per le imprese in fallimento o per cessazione attività. E quali saranno le conseguenze di queste due aspetti in termini dei periodi di sostegno alla disoccupazione? Fino ad ora i gli operai e i lavoratori che usufruivano della mobilità erano coperti per un periodo di 12 mesi per età fino a 39 anni, di 24 mesi per età comprese tra 40 e i 50 anni e di 36 mesi per gli ultracinquantenni. Questa era la mobilità per il centro nord. Per operai e lavoratori delle aziende del sud i periodi in relazione all’età salivano invece rispettivamente a 24, 36 e 48 mesi. E con l’ASPI, che entrerà in vigore a regime nel 2016 ? Tutto molto più semplice ed accorciato: fino a 12 mesi di indennità di disoccupazione per operai e lavoratori sotto i 55, e fino a 18 per lavoratori sopra i 55 anni.

Se poi teniamo presente che la Cassa Integrazione Straordinaria per fallimento o cessazione di attività (che era comunque applicabile solo ad aziende con più di 15 dipendenti), che il governo abolisce, poteva arrivare con opportune deroghe fino a 36 mesi in 5 anni, si può comprendere la dimensione dei tagli. In sostanza si passa da un periodo di tutela che poteva andare da 24 a 60 mesi all’ASPI che dura 12 mesi elevabili a 18 per gli ultracinquatenni. Se incrociamo questo dato con l’innalzamento dell’età pensionabile, la situazione degli ultracinquantenni appare veramente difficile. Un licenziato a 55 anni, tolti i 18 mesi di ASPI ha ancora di vivere molti anni prima della pensione senza sostengo e con scarsissime possibilità di trovare lavoro.

Del resto la Fornero lo ha dichiarato: la riforma degli ammortizzatori non è stata fatta per i vecchi, che a quanto sembra il governo ha già condannato, ma per i giovani, per le nuove generazioni. Ma i giovani che non hanno il lavoro o che lo hanno perso si scontreranno con i requisiti per l’accesso all’ASPI: per avere l’ASPI bisogna essere iscritti all’INPS da almeno due anni aver lavorato almeno 52 settimane negli ultimi due anni (questo valeva anche per la vecchia disoccupazione). Sennò si accede alla MINI ASPI, ma anche questa ha una soglia di accesso fissata a 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi, ed ha una durata limitata pari alla metà delle settimane di contribuzione dell’ultimo biennio.

Per quanto riguarda l’importo questo sarà del 75% della retribuzione di riferimento (legata all’intero periodo biennale di contribuzione previsto nelle soglie) fino a 1.150 euro più il 25% della parte eccedente ma comunque con un massimale di 1120 euro. Inoltre si prevede un abbattimento del 15% dell’importo dopo 6 mesi ed un ulteriore abbattimento del 15% dopo ulteriori 6 mesi (per gli ultracinquantenni).

Infine, sempre in relazione ai giovani, è bene precisare che rimangono fuori dall’ASPI tutti i lavoratori appartenenti al falso lavoro autonomo: i para-subordinati e gran parte del lavoro dipendente a tempo determinato.

La riforma degli ammortizzatori sociali se si considera anche in relazione alle modifiche all’art.18 diventa un ulteriore colpo micidiale agli operai. Sarà facile licenziare, e una volta fuori, ammesso che la perdita del lavoro sia classificabile come ‘involontaria’, si hanno 12 o 18 mesi di ASPI con un importo che nel migliore dei casi e rarissimamente sfiorerà i 1000 euro.

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